Sexting, luci e ombre

Del sexting si è sempre detto, da tempo, il peggio del peggio. Ma in realtà quello che è veramente pericoloso o comunque ha un alto tasso di negatività è ciò che il sexting, ovvero lo scambio di materiale erotico dentro una relazione, può portare, le sue conseguenze.

Siamo portati da tempo a giudicare il sexting nelle sue forme più deleterie, cioè quando viene utilizzato per supportare il revenge porn. O, ancora, quando è un’azione compiuta a senso unico, cioè con l’invio di materiale erotico verso chi non ha chiesto di riceverlo.

Ma nella sua definizione corretta sexting significa sesso via messaggi, una traduzione di senso, perché una letterale non esiste. E se due persone sono mature e consenzienti, non è altro che questo: un gioco erotico fra due persone che compongono una coppia.

Chiariamo subito una cosa: non stiamo suggerendo a nessuno di dedicarsi al sexting, allo scambio di materiale erotico. Al contrario, ricordiamo con la massima chiarezza una serie di elementi.

Scambiarsi foto erotiche espone al rischio di un ricatto, di forme di revenge porn. E non serve nemmeno pensare, prima, ma no, lui (perché nella maggior parte dei casi a fare revenge porn è un lui), lui non lo farà mai.

Difficile dire che cosa scatta nella testa di chi fa revenge porn, ma sicuramente sono dinamiche imprevedibili e inaspettate. Quindi, se mai doveste decidere di fare sexting, non fatelo pensando che il partner non utilizzerà mai quel materiale per ricattarvi, o che non lo condividerà nel suo giro di amicizie. Per quanto potete amare quella persona e per quanto ritenete di essere sicuri, ricordatevi invece che la diffusione di quelle immagini è una possibilità.

Quindi chiedetevi se potete permettervi un simile rischio e, soprattutto, se siete sufficientemente solidi mentalmente da poter affrontare la shit storm che sicuramente ne seguirà.

C’è poi un altro significato della parola sexting, altrettanto morboso e odioso, e non sappiamo se più morboso o odioso. Cioè l’invio di materiale esplicito non richiesto.

Ora, sarebbe un’ottima cosa se si cominciasse a differenziare almeno questa seconda azione, perlomeno dal punto di vista lessicale.

Inviare materiale esplicito deve avere una parola tutta sua, che possibilmente rappresenti anche la violenza dell’azione e la necessità di punire adeguatamente chi la compie.

Utile sarebbe anche spiegare che revenge porn non è sinonimo di sexting, anche se ovviamente il sexting precede la possibilità di fare revenge porn.

Ma detto tutto questo, è anche utile ricordare che il sexting può essere un gioco piacevole in coppia, perfino uno strumento in grado di superare dei momenti di solitudine nelle coppie non conviventi, o di separazione quando il lavoro costringe a non vivere sempre sotto lo stesso tetto.

Come sempre una narrazione chiara e priva di moralismi, che non miri a creare terrore nelle persone, può aiutare a gestire e dominare una pratica, un comportamento, molto comune soprattutto fra le giovani generazioni.

Terrorizzare non serve, anzi, rende ancora più difficile la difesa da parte delle vittime, la cui mente tende a paralizzarsi quando si trovano nel mezzo di una azione di revenge porn, per dire la più comune.

Certamente una azione formativa che miri a spiegare bene invece che i rischi del sexting, la violenza del revenge porn, della diffusione di materiale esplicito, intimo, ricevuto in momenti di partecipazione affettiva, sarà sempre meglio di qualsiasi divieto.

Il futuro, in ogni caso, non può essere cambiato. Può solo essere governato. E questo vale sia nelle grandi cose, nei grandi processi e fenomeni, sia per cose più personali come il sexting.

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