Non si può definire propriamente una delle ultime uscite, ma oggi ci piace dedicare una puntata della nostra rubrica di recensioni a Rossana Campo, autrice sempre controcorrente, capace da sempre di rompere schemi e forme. Con Libere e un po’ bastarde Rossana Campo continua a crescere ed è sempre più una delle voci più interessanti della nostra letteratura.
Esplosa nel 1992 con In principio erano le mutande, libro dal quale Roberto D’Agostino ha tratto un film, il suo esordio alla regia, Rossana Campo ha sempre saputo parlare di una società internazionale, con personaggi adulti, lontana dai contesti familiare molto comuni nella nostra letteratura. Non ci sono mamme e papà nei suoi libri, solo uomini e donne che si confrontano sui temi della vita.
Le sue storie hanno saputo seguire il ritmo del tempo che passa, adeguandosi all’età dell’autrice, di volta in volta, soprattutto hanno sempre avuto il sapore della vita reale.
Si può fare letteratura, grande letteratura, con tutto, la strada scelta da Rossana Campoa a noi piace particolarmente.
Dotata di uno stile impressionista, probabilmente ispirato alla pittura, un’altra delle arti in cui in cui si è cimentata, Rossana Campo ti avvolge in una narrazione priva di struttura, con capitoli costituiti solo da dialoghi, messi in fila uno dopo l’altro. Ma quello che affascina è che questi schizzi disegnano personaggi veri e che questi personaggi sono veri, sono le persone che ci circondano, estratte dai nostri universi e sbattute in pagina ripulite dalla parte noiosa, meno significativa.
Libere e un po’ bastarde è l’ultima ciliegina sulla torta. Un libro di potenza straordinaria, da leggere tutto d’un fiato.

