Meranese di nascita, diplomato come attore all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, Roberto Cavosi rientra di diritto nella galleria degli autori di teatro italiani oltre che più rappresentati, più di talento e bravi.
A differenza di quanto successo con Giuseppe Manfridi e Umberto Marino, Roberto Cavosi non ha pubblicato libri, intesi come romanzi o saggi. Ma ci è sembrato doveroso chiudere la galleria di autori teatrali proprio con il suo nome.
Roberto Cavosi oltre ad aver vinto praticamente tutti i più importanti premi teatrali italiani, oltre a essere rappresentato ovunque, con exploit anche in Francia, è una delle colonne portanti dello stabile di Bolzano. È anche rappresentato dagli stabili di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Roma, Palermo, Sardegna, dal teatro Franco Parenti e dal Teatro Due di Parma.
Nel corso degli anni ha lavorato con tantissimi grandissimi attori, citiamo in ordine sparso Ottavia Piccolo, Annamaria Guarnieri, Alessandro Gassman, Luciano Virgilio, Antonello Fassari, Federica Luna Vincenti, Maria Paiato, Patrizia Milani, Giancarlo Ratti.
Con testi come Rosanero, o L’uomo irrisolto, ma non solo con questi, Roberto Cavosi ha toccato temi come la presenza e l’essenza della mafia, l’impegno personale e sociale dei missionari nei paesi del terzo mondo.
Capace di trovare un interessante equilibrio fra scavo psicologico dei suoi personaggi e il loro inserimento in contesti culturali e sociali centrali nella storia moderna, in generale e di questo paese, Roberto Cavosi crea universi non realistici ma nei quali la presenza della realtà si sente fortissima.
Infine Roberto Cavosi è l’ultimo rappresentante di una tradizione fortissima del nostro teatro, quella dei radiodrammi. E con Teatrogiornale, programma nel quale ogni giorno, in diretta, raccontava e drammatizzava una notizia importante, ha anche dimostrato una grande capacità innovativa.
Di Roberto Cavosi si è appena conclusa la tournee del suo ultimo testo, Sissi, dedicato alla celebre figura della principessa austriaca che ha già ispirato decine di opere diventate capisaldi della nostra cultura.
Qui il link diretto all’intervista:
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