Quando il futuro è pura follia. O almeno così sembra

È un fenomeno del quale abbiamo raccontato tante volte. Stiamo parlando della solitudine nella quale la sempre più massiccia digitalizzazione delle nostre società sta seppellendo la maggior parte degli esseri umani.

Le ricerche d’altra parte parlano chiaro: secondo uno studio di NBC News Stay Tuned, il 26% degli adulti americani fra i 30 e i 44 anni ammette di soffrire di solitudine. Questa percentuale sale al 30% quando si scende sotto i 30 anni.

Non è difficile immaginare che in questa situazione molti si lanceranno alla ricerca di un qualsiasi appiglio, magari cominciando a stringere delle relazioni, anche affettive, con una IA.

E infatti il dato che abbiamo citato si sovrappone perfettamente alla percentuale di adulti americani che ammette di aver sviluppato una qualche relazione emotiva con una IA.

Intendiamoci, la solitudine non è la sola ragione che spiega questa tendenza.

In fondo, una volta che ci si sente soli, una soluzione potrebbe essere, la più ovvia, diremmo, di uscire all’aria aperta e cominciare a stringere contatti umani.

Invece non è questo che succede. Al contrario, per combattere la solitudine sempre più persone si rivolgono a una IA.

Di ragioni capaci di spiegare questa scelta ce ne sono molte. Le tre più evidenti sono queste.

In primo luogo una relazione con una IA permette un controllo che sarebbe impossibile avere con un essere umano. Anzi, quando succede, è il risultato di un lavoro lunghissimo, di pazienza, attesa, compromesso.

Con una IA artificiale invece tutto avviene rapidamente e a costo zero.

Una IA cancella qualsiasi stress, è esattamente come vogliamo che sia.

E di qui arriva la seconda ragione. E cioè che una IA non ci giudica. Certo, è una relazione fortemente sbilanciata, ma anche gratificante, perché non sta a dare un voto a tutto quello che facciamo.

Dai, ammettiamolo. È bellissimo non essere giudicati. Soprattutto quando questo giudizio prende la forma di una sottile sopraffazione, magari supportata dai ruoli e dai generi di appartenenza.

La terza ragione, è ancora una conseguenza logica della seconda. Una IA ci dice sempre che abbiamo ragione, che stiamo agendo per il meglio. E questo, quando siamo mentalmente stanchi, è una vera e propria iniezione di energia.

Da tutto questo al passaggio successivo il passo è breve, quasi istantaneo: un luogo nel quale possiamo finalmente portare fuori la IA con la quale abbiamo sviluppato una relazione.

E infatti EVA AI, una applicazione che per prima si è strutturata per permettere di sviluppare un vero e proprio partner artificiale, ha annunciato che sta per inaugurare un caffè nel quale portare a cena fuori, o anche semplicemente per un cocktail, il nostro partner digitale.

Una follia, starete pensando. E siamo d’accordo con voi.

Però è evidente che questo caffè è anche un luogo altamente strutturato per il suo scopo.

Le luci tanto per cominciare. Sono pensate proprio per garantire la maggior tranquillità possibile. Ma non finisce qui, perché il secondo passaggio è la presenza di tavoli nei quali ci sono anche gli strumenti per sistemare il proprio cellulare o il proprio tablet nel modo migliore per poter pranzare con un avatar.

Doppia follia, starete pensando voi. E noi siamo ancora d’accordo con voi.

Fatto sta che questo caffè, questo incubo, sta per essere inaugurato a New York ed esiste perfino una lista d’attesa. Ma non vi diremo come potercisi iscrivere (D’altra parte non avete bisogno di noi per saperlo).

Vi diremo invece di lasciar perdere, di pensare a sviluppare relazioni umane reali, con partner in carne e ossa.

Certo, come diceva Umberto Eco, il futuro sarà, a prescindere, non è qualcosa che si può fermare.

Ma forse si può provare a governarlo. E in questo caso governarlo significa riscoprire le relazioni umane reali. Magari utilizzando un’app di dating, e non solo di dating, in cui tutto è a misura d’uomo, semplicemente perché profili e interazioni si costruiscono con i libri, cioè con il più fantastico e pacifico oggetto mai inventato.

Una applicazione come ReadMeet, appunto.

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