Ho appena terminato la lettura dell’intervista di Maria Novella De Luca a Chiara Saraceno, raccolta nel volume La famiglia non è un fenomeno naturale (Editori Laterza), e devo dire che ne sono rimasto in parte deluso. Mi aspettavo un approfondimento molto più radicale sul perché la famiglia non sia un dato naturale, ma un costrutto sociale. In realtà questo aspetto viene toccato solo marginalmente e il libro dedica poco spazio a spiegare davvero cosa significhi mettere in discussione l’idea di famiglia come qualcosa di “dato”.
Devo riconoscere, però, che Saraceno offre uno spunto interessante quando parla della tendenza contemporanea verso una famiglia sempre più autarchica, autoreferenziale, come proposta culturale e politica, tendenza che sembra contraddire l’idea stessa di istituzione sociale costruita nel tempo. È un passaggio che meriterebbe più sviluppo, ma che nel libro resta quasi isolato.
Nonostante questa parziale delusione, il volume rimane una lettura che vale la pena affrontare. La parte più riuscita, infatti, è l’ampio excursus sulla formazione di Saraceno come sociologa, sulle sue esperienze nell’insegnamento universitario, a partire dal suo esordio a Trento alla fine degli anni Sessanta, e sul modo in cui, grazie ai dati raccolti in decenni di ricerca, riesce a collegare fenomeni diversi con grande chiarezza e rigore.
Il momento più forte del libro arriva quando affronta il tema della povertà, in particolare della nuova povertà che investe i giovani: qui Saraceno dimostra tutta la sua capacità di interpretare il presente, offrendo una lettura lucida e profonda dei meccanismi che generano vulnerabilità sociale.
Particolarmente rilevante è la considerazione su come le possibilità future si generino nei primissimi anni di vita, specificamente nei primi tre. Il bambino si porta dietro la situazione sociale ineguale di partenza, quindi compito della comunità in cui vive sarebbe quello di eliminare quanto più possibile queste ineguaglianze. L’obiettivo è stato sostanzialmente disilluso.
Un’altra parte significativa è l’analisi politica. Saraceno, espressa la sua totale distanza dall’attuale governo Meloni, è altrettanto severa verso la sinistra, e in particolare verso il PD, partendo dalle sue radici nel Partito Comunista. Mette in evidenza come, su molti temi sociali – compreso quello della famiglia – la sinistra sia rimasta ferma, ancorata a un’impostazione etica e quasi “vetero”, incapace di tradursi in politiche realmente funzionali al mondo contemporaneo. Questa lettura critica, che coinvolge tanto la destra quanto la sinistra, è uno degli elementi più interessanti del libro.
Nell’epilogo due considerazioni che puntallano il pensiero dell’autrice: l’Italia è un Paese che galleggia, per due motivi centrali: la bassa scolarità; la mancata gestione dell’immigrazione.

