Il futuro di Naomi Alderman: così visionario e distopico da essere già presente

Naomi Alderman è una certezza del panorama letterario internazionale, vincitrice di una lunga serie di premi e soprattutto autrice anche di quel Ragazze elettriche, diventato poi film e opera cult di una intera generazione.

Con Il futuro la Alderman questa volta si misura con i problemi della contemporaneità, soprattutto riesce in una operazione apparentemente difficilissima, se non proprio impossibile: costruire una storia che non è presente, perché fortunatamente la terra al momento non sta per esplodere (metaforicamente parlando), ma nello stesso tempo potrebbe anche avvenire esattamente domani. O addirittura, a pensarci bene, il conto alla rovescia potrebbe perfino essere già cominciato, senza che noi ancora siamo a conoscenza dell’imminente disastro.

E già, perché in Il futuro Alderman immagina che fra l’avvio del processo di distruzione e il compimento, la distruzione stessa, passi un periodo di 10 giorni e in questi 10 giorni si svolge il romanzo.

La citazione del film Don’t Look Up, suggerita nel titolo, è doverosa perché dei punti di contatto ci sono, forse perfino più di alcuni punti di contatto, visto che alcuni multimiliardari, vere eminenze grigie, o nere, che vivono in universo oltre le regole e la legge, sono presenti in tutte e due le opere, e hanno un ruolo decisivo in alcune dinamiche.

La ragione della distruzione della terra? Non c’è che l’imbarazzo della scelta, l’emergenza climatica, potremmo dire semplificando un po’, emergenza che scatena una serie di fattori presto inarrestabili.

In questi 10 giorni una serie di personaggi si muovono con la capacità straordinaria di dipingere un’epoca, di rappresentare un affresco perfetto dello stato sociale e culturale di questi anni.

Protagonista indiscussa, a differenza di Don’t Look Up, non è un magnate, ma Lai Zhen, incredibile riassunto dello stile di vita e delle esperienze di una intera generazione, quella che noi oggi chiamiamo Z: migrante, ha trascorso l’adolescenza in campi di accoglienza, ha cominciato ad occuparsi di temi ambientalistici diventando una figura centrale del dibattito sull’emergenza climatica, viaggia in tutto il mondo per partecipare a eventi e conferenze.

Per raccontare il suo romanzo Alderman mostra una conoscenza e padronanza fuori dal comune di tutto quello che di più avanzato sta avvenendo nel nostro pianeta e utilizza questi strumenti con grandissima sapienza e capacità di creare tensione e nascondere il punto di arrivo finale. Punto di arrivo che naturalmente non raccontiamo. E tutto sommato non è importante.

Perché quello che conta realmente in Il futuro, è il viaggio, il percorso che porta al finale, con i contrasti di modi di vedere, di filosofia di vita, e anche con la tensione dovuta ad alcuni momento degni di un thriller.

In conclusione, un romanzo da leggere, e amare. Diverso dalla forza di Ragazze elettriche, ma sicuramente erede dell’energia che quel libro conteneva.

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