Hornby è uno dei pochi scrittori, se non l’unico, che non è mai invecchiato. Ha cominciato restando addosso alla realtà, e non ha mai smesso di farlo.
Ci sono una marea di scrittori che hanno cominciato così, ma poi pian piano hanno perso aderenza, hanno smesso di capire la realtà, quindi hanno smesso di provare a raccontarla e in alcuni casi si sono perfino rifugiati nel romanzo storico, vedi Zadie Smith su tutti.
Hornby no, sempre dentro la realtà sapendo descriverla in modo semplicemente fantastico.
Dal punto di vista socioculturale entra nel cuore del dibattito sulla Brexit, raccontandolo da dentro la psicologia delle persone. Facendo capire come il dibattito alto non ha nulla a che fare con quello che è successo, con il voto. Le persone non hanno votato in base a nessuna delle motivazioni alte proposte dai partiti, ma secondo letture molto terra terra.
E in questo mi fa venire in mente lo Zola de Il ventre di Parigi, i suoi bottegai.
Poi c’è la capacità di entrare nella testa di un Gen Z, e di farlo con una lucidità e facilità incredibile. Scopre degli angoli, dei punti di vista, che tu ti dici, cazzo, ma è proprio così, come ho fatto a non pensarci prima?
Il tutto con questo stile a strappi, che è tutto Gen Z, con singhiozzi più che conversazioni. Ma il quadro è sempre perfetto.

