Dai titoli dei giornali che l’hanno riportata sembrava una notizia interessante: Justin McLeod si è dimesso da CEO di Hinge per sviluppare una nuova app di dating. Una notizia ancora più importante visto che Hinge è l’unica app, nell’universo Match Group (proprietario di un gran numero di app di dating) a marciare ancora a buoni livelli, e soprattutto che McLeod proprio nelle ultime settimane ha rilasciato tantissime interviste per comunicare il modo in cui stava cercando di far crescere ulteriormente Hinge.
Una uscita di McLeod sarebbe stata ancora più grave, per Match Group, visto che Tinder, la capogruppo, è ormai al nono trimestre consecutivo in perdita. Momentaccio, a dir poco.
Ma ben preso la notizia ha perso molta della sua carica. Perché sì, è vero, McLeod ha lasciato l’incarico, sì, è vero, sta preparando il lancio di una nuova app, ma questa nuova app sarà finanziata in gran parte proprio da Match Group, con un importo di tale rilevanza (E non è difficile crederlo, visti i costi di sviluppo di tutto quello che ha a che fare con l’IA) da porre il gruppo americano nel ruolo di proprietario sostanziale della nuova app.
Una nuova app che si chiamerà Overtone, salvo improvvisi ripensamenti, sempre possibili nel mondo delle startup. Ma che cosa esattamente farà, Overtone, non è chiaro per niente.
Quello che è certo è che tutte le app di dating, ormai da un bel po’ di tempo, utilizzando l’IA per combinare i match e aiutare i proprio utenti a gestire al meglio le interazioni. È questa una cosa che la stessa Hinge fa da parecchio.
Quindi difficile che Overtone possa improvvisamente aprire scenari rivoluzionari. Più probabile che provi a sintetizzare il meglio della ricerca nel settore IA in un’app guidata interamente dall’intelligenza artificiale.
Staremo a vedere gli sviluppi. McLeod è sempre stato molto attento a contrastare la swipe fatigue, il fattore che sta allontanando milioni di persone, e in particolare la GenZ dalle app di dating.
Fatto sta che per ora il risultato più interessante della ricerca e dell’uso in chiave app dell’IA è un prodotto chiamato Chemistry e appena implementato proprio su Hinge.
Con Chemistry gli utenti ricevono consigli sul modo migliore per cominciare una conversazione.
L’idea di Chemistry nasce dalla constatazione che la stragrande maggioranza dei like non viene accompagnata da un messaggio. E questa assenza indispone sempre più chi riceve il like, tanto che le percentuali di risposte ai like con l’apertura di una conversazione continuano a calare.
Ed ecco che arriva Chemistry. Chemistry, ovviamente dopo aver ricevuto il consenso, sfoglia la gallery delle foto del destinatario del like e invia a chi sta mandando il cuoricino suggerimenti su frasi ideali per aprire contestualmente una conversazione.
Detto in altre parole, supponete che state inviando un like a un utente che nella sua gallery ha una lunga serie di foto di partite di curling, Chemistry vi suggerirà una frase a tema curling per aprire la conversazione.
Peccato che in questo modo Match Group, e Hinge, si allontanino, e di molto, proprio da quella autenticità richiesta oggi dagli utenti e, in particolare, dalla GenZ.
Immaginate di inviare una frase sul curling senza sapere niente di questo sport, quanto ci mette il bluff a venire scoperto? Quanto può durare una conversazione aperta da una IA? Niente, o almeno questo noi crediamo.
Per chi ha voglia di relazioni autentiche, con persone vere, le strade sono altre. Una di queste è certamente quella seguita da ReadMeet, l’app di dating che utilizza i libri invece delle foto fisiche per mettere in contatto i proprio iscritti. Chi legge libri, quando incontra un altro lettore, non ha bisogno di aiuto per sapere come aprire una conversazione.

